Canapa e Cure Sperimentali

Le più grandi speranze dell’uomo sono riposte nell’economia, nella tecnologia, nella scienza, e soprattutto nella ricerca medica.
Ancora oggi, dopo millenni di evoluzione, ci sono malattie mortali di cui non conosciamo la cura, come Ebola, Aids, il Cancro e la Sla.

Eppure la medicina non si arrende, e continua a scavare in molte direzioni per trovare nuove soluzioni a questi gravi problemi.
Inutile dire che anche la canapa, come pianta, è stata oggetto di grandi ricerche per mettere a frutto le sue potenzialità di cura.

Vi abbiamo già parlato, in un altro articolo (Canapa cura per il dolore) di come la canapa venga usata per attenuare i sintomi di alcune malattie molto gravi: la Sla, l’artrite e la fibromialgia.
Ma quali sono le sue proprietà curative? Possono davvero fare la differenza?

Secondo il Professor Paolo Poli, direttore del reparto di terapia del dolore dell’ospedale Santa Chiara di Pisa, la risposta è affermativa. Nel suo ospedale vengono curati più di ottocento pazienti con la cannabis.
“Qui siamo gli unici e i primi a fare un lavoro di questa grandezza col farmaco, per vederne gli effetti”, spiega. “Finora tutti gli studi erano stati fatti con cannabis da strada, di cui non si conosce l’origine, né la quantità di principi attivi. Li curiamo per tre mesi con i cannabinoidi, che costano 80 euro al mese, li pagano loro, penso che tutti possano permetterselo. Poi dopo il terzo mese, se è il caso, proponiamo un piano terapeutico e in quel caso i costi del farmaco sono sostenuti dal sistema sanitario.”

Poli ha fondato, con altri professionisti, la prima società scientifica di ricerca sulla cannabis, la Sirca, di cui è anche presidente. “E’ una società interamente scientifica composta da medici, farmacisti, biologi e avvocati divisi in gruppi di studio. I medici si occupano di osservazione clinica, i biologi sono guidati dal professor Gianpaolo Grassi, ‘guru’ della cannabis terapeutica del Cra-Cin di Rovigo, è lui che ha messo a punto la pianta italiana, e dal professor Roberto Barale dell’università di Pisa, che si occupa di genetica umana ed esaminerà le risposte dei pazienti in base alla genetica; il gruppo di avvocati si occupa della parte legale, cercando le vie per depenalizzare l’uso terapeutico della cannabis, distinto dall’uso ludico. Abbiamo in programma, a partire da settembre, corsi per medici e farmacisti. E’ il momento che sappiano di cosa stiamo parlando”. In particolare Poli ribadisce qual è il punto da centrare: “E’ un farmaco, non è una droga – afferma – Ma sono molti i colleghi che non l’hanno capito.”

La regione dove si trova il Santa Chiara, la Toscana, è una delle zone all’avanguardia nelle cure con i derivati della canapa.
Oggi in Toscana con la cannabis terapeutica si curano i dolori da tumore, la Sla, la sclerosi multipla, alcune neuropatie (ad esempio quelle derivanti da schiacciamento delle vertebre), la stimolazione dell’appetito nei pazienti affetti da Aids. Ma tutto questo, secondo il Presidente della Regione, Dottor Enrico Rossi, è solo un primo passo.

“Noi – dice il Presidente – proponiamo l’estensione dell’uso della cannabis alla cura delle forme di dolore cronico refrattario di origine reumatologica (per esempio la fibromialgia), al morbo di Crohn, all’asma bronchiale, al glaucoma, ad alcune forme di epilessia resistenti ai farmaci, alla cura dell’ansia e dell’anoressia. La Regione si farà carico di tutte le sperimentazioni cliniche necessarie e attiverà anche un monitoraggio dell’uso clinico della cannabis in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità”.

Se per un attimo allarghiamo l’inquadratura, e guardiamo a quanto sta succedendo nel mondo, è facile capire che il Professor Poli, e gli studiosi della Regione Toscana, non sono certo gli unici a credere nella canapa.
Secondo il rapporto scritto su The West Australian, oggi, nella città di Perth, vi sono i risultati di uno studio pilota che ha stabilito che la formula sviluppata dall’olio di cannabis ricco di THC è stata efficace nel ridurre il cancro al seno. “Lo studio sperimentale sulla cannabis ha portato a scoperte nella ricerca sul cancro”, riferisce il giornale.

Nello studio con topi di laboratorio, l’azienda segnala che l’olio di cannabis sviluppato da loro, ricco di THC, componente dominante nella pianta di cannabis, è riuscito a eliminare i diversi tipi di cancro al seno e le cellule adenocarcinoma + HER2, senza danneggiare le cellule sane.
“Zelda afferma che il suo olio ricco di THC uccide con successo alcuni tipi di cellule del cancro al seno senza danneggiare le cellule sane circostanti, e ha dimostrato di essere una terapia complementare efficace se usata insieme con la chemioterapia standard.” PerthNow.
Lo studio, condotto da ‘Zelda’ per 6 mesi è stato fatto in collaborazione con i ricercatori spagnoli dell’Università di Madrid guidati dal biochimico Dr. Manuel Guzman ed l’esperta nella ricerca sul cancro Dr. Cristina Sanchez .

L’ennesima prova scientifica degli effetti benefici del CBD in casi di epilessia pediatrica, resistente ai farmaci tradizionali, è arrivata da uno studio scientifico da poco pubblicato sulla rivista Epilepsy & Behavior, (approfondimenti studio) realizzata dai ricercatori dell’ospedale pediatrico del Centro medico universitario di Lubiana, in Slovenia.
Secondo un’analisi dei dati di 66 bambini con epilessia, che hanno ricevuto una dose giornaliera di almeno 8 mg di CBD per kg di peso corporeo in aggiunta ai farmaci standard che già assumevano, il 48,5% ha avuto un miglioramento di oltre il 50% riguardo il numero delle convulsioni, il 21,2% non ha più avuto convulsioni.

Gli autori hanno concluso che “il CBD è risultato avere potenziali benefici come terapia aggiuntiva per l’epilessia refrattaria durante l’infanzia, principalmente riducendo il numero di crisi“.

Se questo non bastasse, anche nel mondo dei tumori la ricerca sulla canapa è guardata con enorme interesse da molti ricercatori. Per quello che riguarda invece gli studi clinici, e quindi eseguiti su pazienti, un primo studio pilota è stato effettuato nel 2006 sotto la guida del dottor Manuel Guzman nel quale nove pazienti terminali con glioblastoma multiforme sono stati trattati con iniezioni intracraniche e intratumorali di una soluzione contente THC al 96,5% più altri isomeri.

Come ci ha raccontato il Dottor Luigi Romano “i risultati sono stati strabilianti: miglioramento di tutti i sintomi clinici quali disfasia, ipertensione craniale, emiparesi, cefalea e allucinazioni, deficit motori migliorati. Aspettativa di vita: la media dopo l’operazione è stata di 24 settimane, 2 dei pazienti sopravvissero per circa 1 anno, solo 1 paziente sembra non aver risposto al THC almeno sotto il profilo dell’aspettativa di vita. Fantascienza? No realtà, realtà che si può implementare solo con la ricerca”.

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